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M&A, mercato in chiaroscuro: cresce l'attività domestica, mentre calano gli investimenti esteri

M&A: crescita in Italia, calano investimenti esteri

Mercato M&A in Italia nei primi 9 mesi 2020: il rapporto KPMG.

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Maximilian Peter Fiani

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M&A H3 2020

Nei primi 9 mesi del 2020 in Italia sono state formalmente chiuse 537 operazioni (-33,7% rispetto alle 810 del settembre 2019). Il rallentamento è rilevante anche in termini di controvalore complessivo, che si è attestato a 28,5 miliardi di Euro, contro i 35,2 dei primi tre trimestri dello scorso anno (-19%).

 

Il dato diventa ancora più preoccupante se circoscritto al periodo che va da aprile a settembre, quando si sono finalizzate 285 operazioni. Erano state 238 nel corso del primo trimestre.

“Come molti altri settori dell’economia, anche l’intero ecosistema delle fusioni e acquisizioni, dagli imprenditori ai manager, dagli investitori istituzionali ai consulenti, hanno dovuto modificare rapidamente le modalità di lavoro per garantire continuità” sottolinea Max Fiani, Partner, KPMG, Corporate Finance. “Affrontare un processo di vendita in questo periodo storico può essere particolarmente gravoso. Molte operazioni annunciate sono state poi sospese, probabilmente in attesa di capire come si muoveranno le valutazioni e di una maggiore chiarezza sul current trade per poter ragionare su proiezioni economico-finanziarie circostanziate. Molti operatori si sono dovuti concentrare sul quotidiano, chiudendo nel cassetto progetti di crescita inorganica; altri hanno affrontato e stanno affrontando crisi di liquidità che hanno colpito diversi fattori. L’insieme di questi fattori ha riportato il mercato indietro di anni, cancellando anni di crescita rilevante”.

In questo scenario così complesso la buona notizia arriva dal mercato domestico, che ha performato bene in termini di controvalori (13,6 miliardi di Euro, +79% rispetto ai primi nove mesi del 2019) nonostante il forte rallentamento a livello di numero di operazioni (306 contro le 416 di 12 mesi fa). Importante è stato il contributo di due deal di controvalore superiore al miliardo di euro: Intesa San Paolo che ha perfezionato l’acquisizione di UBI Banca per 4,2 miliardi di euro e Giuliana Albera Caprotti e Marina Caprotti che hanno rilevato da Violetta e Giuseppe Caprotti il 30% di Supermarkets Italiani S.p.A. (Esselunga) per 1,8 miliardi di Euro.

Sono state ben 15 inoltre le operazioni di controvalore compreso tra i 100 milioni ed il miliardo di Euro, con il coinvolgimento di alcuni nomi storici dell’industria e dell’editoria italiana. Exor della famiglia Agnelli ha rilevato il Gruppo editoriale GEDI, la cui maggioranza era detenuta dalla famiglia De Benedetti, tramite CIR. Quest’ultima a sua volta si è fusa con Cofide, semplificando la struttura del Gruppo.

In forte calo invece le operazioni estero su Italia: solo 138 operazioni finalizzate da soggetti esteri su società italiane, per un controvalore complessivo pari a 3 miliardi di Euro. Mai, negli anni post-crisi, si era raggiunto un valore così basso. A titolo comparativo, l’anno scorso nello stesso periodo si erano registrate operazioni per un controvalore di 15 miliardi di euro.

Tra le operazioni più interessanti, la quotazione della Realtà fintech Supply@me, specializzata nella Inventory monetization (per le aziende con magazzino la possibilità di monetizzare in modo immediato le proprie scorte), alla Borsa di Londra, con una raccolta complessiva pari a 265 milioni di Euro.

Ammontano invece ad 11,9 miliardi di Euro i flussi di investimento di soggetti italiani in realtà estere. Non lontani dai risultati dello scorso anno (-7%), nonostante una forte contrazione del numero di operazioni, passate da 150 a 90.

Leonardo ha investito quasi 180 milioni di Euro per dare ulteriore stimolo alle sue competenze tecnologiche acquisendo la Società elicotteristica svizzera Kopter. Il Gruppo Atlantia ha incrementato la presenza in Sud America rilevando la maggioranza della società che gestisce 876 km di rete autostradale nel corridoio industriale tra Città del Messico e Guadalajara (Red de Carreteras de Occidente).

Il mercato borsistico ha accolto 7 matricole, di cui solo 1 sul MTA e le rimanenti 6 sull’AIM. Le quotazioni sono state tutte di taglio limitato, ad eccezione del Gruppo GVS Group, uno dei maggiori produttori mondiali di filtri e componenti per applicazioni nei settori medicale, laboratorio, automobilistico, dispositivi di protezione individuale, elettrodomestici, e nella filtrazione commerciale & industriale, che ha raccolto 570 milioni per il 40% del capitale. Interessante come diverse società quotate sul mercato AIM abbiano portato a termine operazioni di acquisizione, rinnovando l’importanza della raccolta di capitali presso mercati regolamentati come leva per la crescita, anche inorganica.

I fondi di Private Equity hanno finalizzato 65 operazioni. Ben 18 operazioni hanno visto trasferire una minoranza, con capitali di investitori istituzionali al servizio di imprenditori con piani di crescita. È il caso di MBE Worldwide, proprietaria a livello internazionale del marchio Mail Boxes Etc (Mbe), il cui proprietario Graziano Fiorelli ha aperto il capitale al fondo Oaktree Capital, che ha rilevato il 49% della società con un aumento di capitale di 100 milioni di Euro. Storia differente quella di Demetra Holding, eccellenza nel settore dei cementi ossei e biomateriali, di cui il fondo francese Keensight Capital aveva acquisito, tramite aumento di capitale, una quota del 20% nel 2016 per finanziare un ambizioso progetto di crescita e, nel corso del 2020, ha acquisito un ulteriore 10% dagli imprenditori in funzione di accordi precedenti per 60 milioni di Euro.

Guardando al futuro sono tanti i tavoli aperti, soprattutto nel mondo delle infrastrutture, dove il Governo sta interpretando un ruolo interventista. Nei prossimi mesi, ad esempio, si capirà come proseguirà il progetto di copertura del Paese con banda ultra-larga: e ancora, chi agirà come concessionario sulla maggior parte della rete autostradale italiana. Operazioni di cui si parla da tempo, come avvenuto per la fusione tra Nexi e Sia nel mondo dei pagamenti digitali, annunciata in questi giorni e che sarà finalizzata nel corso del 2021.

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