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Brusca frenata delle attività di M&A in Italia

Brusca frenata delle attività di M&A in Italia

I dati del Rapporto KPMG sulle fusioni e acquisizioni.

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Maximilian Peter Fiani

Partner, KPMG Advisory

KPMG in Italy

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  • Chiuse 165 operazioni per 4,3 miliardi di Euro (nel primo trimestre del 2017 si erano toccati i 10 miliardi)

 

La brusca frenata del mercato M&A a livello globale è amplificata in Italia dalle incertezze legate allo scenario politico nazionale e ai dati macroeconomici che segnalano un forte rallentamento della crescita per il 2019.

Nel primo trimestre dell’anno sono state formalmente chiuse in Italia 165 operazioni (due in meno rispetto ai primi tre mesi del 2018) per un controvalore complessivo di circa 4,2 miliardi di Euro, in forte rallentamento rispetto ai 10 miliardi di controvalore del primo trimestre dello scorso anno. Un dato linea con la frenata registrata sul mercato a partire dalla seconda metà del 2018.

Max Fiani, Partner KPMG, Corporate Finance: “Dopo anni di crescita rilevante, il mercato dell’M&A rallenta fortemente, proprio nel momento in cui ci si stava riavvicinando ai controvalori annui registrati pre-crisi. Sono purtroppo molto pochi i segnali positivi registrati in questi primi tre mesi dell’anno.”

Rispetto a quanto visto nel recente passato, risulta piuttosto ‘scarica’ anche la pipeline di operazioni già annunciate ma non ancora formalmente finalizzate, che è ferma a circa 16 miliardi di Euro.

Particolarmente negativi i dati relativi alle operazioni domestiche: solo 84 le operazioni finalizzate tra controparti nazionali, per un controvalore complessivo intorno ai 350 milioni di Euro. In un mercato complesso, rimane forte l’interesse del settore finanziario verso i “Non Performing Loan”. In questo comparto si segnala in particolare l’investimento di circa 60 milioni di Euro di Banca IFIS per acquisire il 90% del capitale del servicer FBS, quarto operatore italiano del settore, con un portafoglio di circa 7 miliardi di crediti deteriorati.  Un’operazione che si inserisce in un trend che si sta sempre più consolidando sul mercato nazionale. Basti pensare all’operazione tra IntesaSanPaolo e Intrium, alla partnership strategica tra Credito Fondiario ed Elliott con Banco BPM e al recente annuncio dell’italiana doBank relativa all’acquisizione dell’85% del capitale di Altamira Asset Management.

Ammontano a 2 miliardi di Euro gli investimenti esteri in società italiane, per un totale di 48 transazioni. Protagonista ancora una volta la Cina, con il gruppo Haier di Qingdao che ha rilevato la Candy S.p.A. per quasi mezzo miliardo di Euro. Circa il doppio è stato invece incassato dal Gruppo Generali per la cessione delle filiali in Belgio ed Irlanda.

Lo stesso controvalore, 2 miliardi di Euro, è anche quello relativo alle operazioni finalizzate da società italiane all’estero, quasi interamente ascrivibili alla finalizzazione dell’operazione di fusione tra Luxottica ed Essilor annunciata nel 2017 che ha visto il delisting di Luxottica S.p.A da Piazza Affari in data 05 marzo 2019 dopo diciotto anni di presenza sul mercato azionario italiano (IPO avvenuta in data 4 dicembre 2000). In assenza dei c.d. serial acquirer, i dati relativi al cross border-out si sono fortemente ridimensionati.

Come avvenuto nello stesso periodo dello scorso anno, solo 6 sono state le matricole nel primo trimestre, tutte ammesse sul mercato AIM. La raccolta complessiva si è fermata a 48 milioni di Euro, trenta dei quali destinati a GEAR 1, la SPAC (special purpose acquisition company) – promossa da Arnaldo Camuffo, Maurizio Cozzolini e Matteo Nobili – che ha individuato il Gruppo Comer Industries quale target per la business combination. Si segnala in dirittura d'arrivo la più grande IPO 2019 di Borsa Italiana, in data 28 marzo 2019 Consob e Borsa hanno approvato il documento di registrazione, la nota informativa sugli strumenti finanziari e la nota di sintesi che costituiscono, congiuntamente, il prospetto relativo all’ammissione a quotazione sul Mercato Telematico Azionario delle azioni Nexi S.p.A.

 

Tra le operazioni annunciate, mancano solo dettagli per la finalizzazione della cessione di Magneti Marelli da parte di FCA alla giapponese Calsonic Kansei (detenuta dal fondo americano KKR) per circa 6 miliardi di Euro. Il Gruppo ENI, infine, è in procinto di investire quasi 3 miliardi di Euro per rilevare il 20% di ADNOC Refining, società di raffinazione petrolifera di Abu Dhabi.

 

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