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I CEO tornano ottimisti sulla ripresa economica globale (60%) e diventa sempre più centrale il purpose nelle decisioni aziendali. Allo stesso tempo, le questioni sociali – cambiamenti climatici e disuguaglianze – e le difficoltà congiunturali - relative alle supply chains e alla crescita degli attacchi cibernetici - costituiscono le sfide più importanti.

In questo contesto, i leader del mondo del business stanno definendo strategie aggressive di crescita attraverso acquisizioni e altre forme di crescita inorganica, tra cui joint venture e alleanze strategiche. In particolare, l’87% prevede di ricorrere ad operazioni di M&A nel corso dei prossimi 3 anni.

È quanto emerge dalla ‘CEO Outlook 2021’ di KPMG, il sondaggio che raccoglie le risposte sull’andamento nei prossimi 3 anni dell’economia globale e del proprio business di 1.325 CEO di 11 mercati principali (Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti) e 11 settori chiave (gestione patrimoniale, automobilistico, banche, consumatori e vendita al dettaglio, energia, infrastrutture, assicurazioni, scienze della vita, produzione, tecnologia e telecomunicazioni).

Nuovi modelli di leadership e di lavoro

La pandemia è stata un vero test per i CEO, che da un lato hanno dovuto tutelare la salute e il benessere dei dipendenti, dall’altro adattare i propri modelli di leadership a un contesto caratterizzato dalle nuove modalità di lavoro da remoto. Nell’ultimo anno le prospettive e la fiducia dei CEO sono cambiate. Per la prima volta da gennaio 2020, prima della pandemia, più della metà (60%) dei CEO globali si è detta fiduciosa sulle prospettive di crescita dell'economia globale nei prossimi 3 anni.

I CEO dovranno adottare un modello operativo efficace ed efficiente sia per il business che per i dipendenti. Solo il 37% afferma che la maggioranza dei dipendenti lavorerà da remoto almeno due giorni alla settimana (solo il 28% in Italia). Un dato sorprendente è che solo il 21% dei CEO dichiara di aver ridotto gli spazi lavorativi degli uffici. In Italia, invece, questo dato scende a meno di un CEO su 10 (8%).  Ciò non significa che non si stiano affermando nuovi modi di lavorare più flessibili. Infatti, oltre la metà degli intervistati dichiara di aver riconfigurato i lay-out degli uffici per offrire ai dipendenti spazi di co-working. Mentre il 42% dei CEO globali (solo il 34% in Italia) sta assumendo giovani talenti che lavorano prevalentemente da remoto.

Rischi per la crescita

I CEO identificano nella supply chain, nella sicurezza informatica e nel cambiamento climatico i principali rischi per la crescita dei prossimi 3 anni.

L’approvvigionamento di materie prime deve fare i conti anche con le complessità geopolitiche attuali. Il 56% dei CEO globali (il 62% in Italia) afferma che la supply chain della loro azienda è stata sottoposta a un maggiore stress durante la pandemia.

Con l’accelerazione del passaggio al digitale cresce la consapevolezza dei rischi legati all’area informatica. Investire in cyber security è una priorità per le imprese, anche in vista del proseguimento del lavoro da remoto. Infine, i CEO individuano nei rischi legati al cambiamento climatico la terza grande minaccia per la ripartenza economica. Occorre investire nella transizione energetica e digitale per rispondere agli obiettivi di riduzione delle emissioni e costruire un business sostenibile a livello ambientale.

ESG e purpose

Il 30% degli amministratori delegati investirà più del 10% dei ricavi globali della propria organizzazione in programmi e misure sostenibili. Un dato che tra i CEO italiani sale al 42%, e che rivela una particolare sensibilità al tema tra gli amministratori delegati del nostro Paese. I leader aziendali sono anche alla ricerca di sostegno governativo, come degli incentivi fiscali, per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette, con il 75% che afferma che i leader mondiali di COP26 devono attribuire una priorità e un’urgenza maggiori all’agenda climatica.

Oggi, il purpose è un imperativo aziendale. Le persone, e i giovani soprattutto, dedicano sempre maggiore attenzione ai valori delle organizzazioni e al loro perseguimento. I CEO sentono di dover creare valore di lungo periodo per tutti gli stakeholder, inclusi clienti, dipendenti, investitori e comunità. Il sondaggio ha rilevato che l'87% dei CEO globali riconosce nel purpose un elemento fondamentale nella costruzione della reputazione del proprio marchio e il 64% afferma che l'obiettivo principale della propria organizzazione è quello di incorporarlo in ogni singola attività.

La creazione di un futuro sostenibile passa anche dalla trasformazione digitale: il 75% dei CEO vede infatti un legame stretto tra gli investimenti digital e i temi ESG. I CEO italiani sono ancora più convinti di questa connessione (82% del totale). Sempre più, quindi, assisteremo al processo di digitalizzazione a cui la pandemia di COVID-19 ha dato una forte accelerazione. Tre amministratori delegati su quattro (75%) ritengono, inoltre, che la pressione esercitata sulle finanze pubbliche dalla risposta alla pandemia abbia aumentato l'urgenza di una cooperazione multilaterale in materia di sistema fiscale globale. La pensa alla stessa maniera il 66% dei CEO del campione italiano.