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Il settore tecnologico ha conosciuto una crescita vertiginosa durante il COVID-19 e ha dimostrato come creatività e innovazione possano svilupparsi ovunque, grazie a una collaborazione sempre più virtuale e globale. Il luogo di lavoro fisico e, più in generale, gli hub tecnologici restano comunque fattori chiave per le aziende che lavorano in ambito Tech perché contribuiscono allo sviluppo di nuove idee. È quanto emerge dalla nona edizione della survey annuale ‘Technology Innovation Hubs’ di KPMG, condotta su più di 800 leader del settore tecnologico di 12 paesi (il 65% del campione è rappresentato da C-level).

I talenti nel campo dell’ingegneria e la proprietà intellettuale rappresentano la linfa vitale dell'industria del tech e la capacità di tutelarli e mantenerli è un imperativo strategico. Man mano che la forza lavoro si disperde geograficamente, i datori di lavoro stanno studiando accordi di lavoro flessibili, modelli di lavoro ibridi o persino interamente remoti.

I CEO del tech aperti ai modelli di lavoro ibridi, ma gli hub come incubatori di nuove idee, collaborazione e innovazione sono ancora importanti

Secondo la ricerca CEO Outlook Pulse Survey 2021 di KPMG, il 58% dei CEO di aziende tecnologiche ha risposto che la maggioranza dei dipendenti nel prossimo futuro lavorerà da remoto 2-3 giorni alla settimana, sebbene vorrebbero avere ancora lavoratori in presenza. La presenza fisica resta un fattore importante per il 39% degli intervistati, a fronte di un 39% per il quale è indifferente e di un 22% che la considera di scarsa rilevanza. Inoltre, il 78% ritiene di non dover ridimensionare la propria impronta fisica e solo il 26% si aspetta di assumere talenti che lavoreranno prevalentemente da remoto.

I leader tecnologici intervistati nel report ‘Technology Innovation Hubs’ ritengono che, quando si acquisisce un’impresa, si avvia una joint venture, si ampliano le attività o si sviluppa un nuovo modello di forza lavoro, è importante considerare la prossimità ai principali poli d’innovazione. Addirittura, il numero di esperti tech a livello globale che afferma che gli hub sono ancora importanti è quasi il doppio di quelli che, invece, non considerano importante questo aspetto.

Gli hub tecnologici sono stati tradizionalmente incubatori di nuove idee, centri di collaborazione e innovazione e i progressi nella comunicazione virtuale non si potranno sostituire alla progettazione di persona, al dibattito, e alla condivisione di idee.

Nessuna città italiana tra i principali hub tecnologici

Il 61% degli intervistati afferma che la pandemia ha cambiato la propria opinione circa le città che diverranno i principali poli di innovazione tecnologica.

Anche in questa edizione della ricerca non ci sono città italiane nell’elenco della top ten, da cui esce Seoul ed entra Seattle, mentre Londra scende dalla terza alla quinta posizione. Al netto della Silicon Valley, sul podio delle città considerate come i principali incubatori tecnologici per i prossimi quattro anni ci sono Singapore, New York e Tel Aviv. A seguire Pechino, Londra, Shanghai, Tokyo, Bangalore, Hong Kong e, a pari merito al decimo posto, Austin e Seattle.

I fattori locali influenzano lo status di una città. In particolare, hanno grande importanza nella valutazione di un hub le infrastrutture, la comunità universitaria, la demografia e gli incentivi fiscali. Per diventare un incubatore tecnologico contano tuttavia anche altri fattori, come il contesto normativo e i finanziamenti disponibili per gli investimenti.

Come nella scorsa edizione, Usa, Cina, India, Regno Unito e Israele sono considerati dai CEO i 5 paesi più promettenti per lo sviluppo di tecnologie disruptive.

Secondo i CEO, fattori più importanti per rendere una città un centro di innovazione tecnologico sono: l’attrattività della località urbana per i giovani (44%), la presenza di talenti con competenze specifiche (34%), delle infrastrutture moderne che includono banda ad alta velocità (31%), almeno una università con centri di ricerca (26%), una crescita demografica positiva (23%) e degli incentivi fiscali e del governo (20%).

I giovani talenti cercano ancora la vivacità e l'energia della vita urbana. Da non sottovalutare, però, sono gli ambienti fiscali e normativi. Le aziende cercano di mitigare l’esposizione fiscale in mezzo alle riforme fiscali globali in corso e una forza lavoro sempre più remota aggiunge se possibile una maggiore complessità a questa ricerca. L’offerta di generosi benefici fiscali consentirà a certi paesi e giurisdizioni un costante un vantaggio pubblicitario nell'attrazione di investimenti aziendali.

Creare nuovi hub tecnologici italiani può offrire al nostro Paese un importante impulso per la ripartenza e la crescita. C’è ancora molto lavoro da fare tuttavia sotto questo punto di vista. È necessario che le istituzioni e il mondo delle imprese collaborino per dare vita a un terreno più fertile e attrattivo, sia per i professionisti che per le imprese, in modo da liberare il potenziale inespresso del tessuto italiano.