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Sul climate change oggi è urgente una ‘leadership culturale’ in grado di accelerare il cambiamento. Un cambiamento che deve necessariamente abbracciare una prospettiva interdisciplinare e globale, coinvolgendo istituzioni, economia e società. Un cambiamento che deve essere guidato dalle idee, dalle leggi, dai comportamenti, secondo un approccio integrato e un pensiero sistemico

La pandemia ci ha fatto infatti riscoprire l’interdipendenza delle nostre società. È maturata a tutti i livelli nell’opinione pubblica la consapevolezza della necessità di un nuovo orientamento rispetto alle politiche degli ultimi 30 anni. Probabilmente con la pandemia ci siamo resi conto che la competizione non è la sola via allo sviluppo. Anzi, guardando al futuro, è necessario lavorare piuttosto sulla cooperazione. Sull’idea di creare percorsi comuni, perché comune è il pianeta in cui noi e i nostri figli viviamo.

In questa prospettiva, la lotta al cambiamento climatico rappresenta una delle priorità per ridefinire il nostro modello di sviluppo e per riorientarlo verso la sostenibilità.

Bisogna ricordare che la parola sostenibilità indica letteralmente ‘un modello di sviluppo in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future’. Ma tutti noi siamo consapevoli che il nostro modello attuale è insostenibile, sotto il profilo ambientale, sociale ed economico. La risposta non può essere la decrescita, che non è mai felice. Piuttosto, ci deve essere una spinta forte verso l’innovazione sociale, economica e istituzionale che ci accompagni verso la transizione green.

Sicuramente il contrasto al cambiamento climatico richiede una regolamentazione sempre più stringente in materia di decarbonizzazione. Ma oltre alle policies serve altro. Noi come KPMG crediamo che anche il business sia chiamato a fare un salto di qualità sul climate change. Non è più sufficiente rispondere con processi di compliance rispetto agli obblighi normativi e regolamentari.

La vera svolta è legata alla capacità di interpretare il nuovo paradigma della sostenibilità come motore del cambiamento. Di viverlo come straordinaria opportunità per fare innovazione di prodotto, rispondendo alle nuove sensibilità e ai bisogni emergenti della società. La sfida per le aziende sarà sempre di più quella di coniugare innovazione, sostenibilità e profitto, superando la tradizionale dicotomia tra ‘utile’ e ‘giusto’. È una sfida intellettuale, economica e sociale che definirà l’orizzonte della nostra società nei prossimi anni.

Le difficoltà causate dalla pandemia, inoltre, hanno mostrato che la competizione non è l’unico modo per progredire. Un ruolo importante nel prossimo futuro lo giocherà la cooperazione. C’è bisogno di obiettivi comuni e di consapevolezza del fatto che condividiamo tutti lo stesso pianeta. In questo senso, ci sono segnali importanti a livello globale, tra cui la proposta del Presidente degli USA Biden di sospendere i brevetti dei vaccini contro il COVID-19 e il Recovery Plan da 750 miliardi di Euro sottoscritto da tutti i Paesi dell’Unione Europea.

È arrivato il tempo di agire. Di passare dalle parole ai fatti, per far convergere queste due dimensioni. Ed è l’innovazione che può creare una connessione forte tra queste due prospettive.

Per lavorare in questa direzione serve anche una nuova classe dirigente. Bisogna lavorare alla formazione di una nuova generazione di leader e di manager che siano ‘nativamente orientati alla sostenibilità’, che abbiano una preparazione, una sensibilità e dei valori forti su questi temi.

Si tratta, come si può intuire, di una svolta epocale, che richiede coraggio, visione e leadership. Ed è quello di cui abbiamo bisogno oggi per tornare ad immaginare il Futuro.