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Nel recente passato, le banche italiane si sono trovate ad affrontare importanti sfide: l’indebolimento del contesto macroeconomico ed il conseguente impatto sulla qualità del credito, la compressione del margine di interesse derivante dalla riduzione dei tassi di riferimento, la crescente pressione regolamentare delle Autorità di Vigilanza e l’ingresso sul mercato di nuovi competitor. Nonostante queste criticità rappresentino ancora oggi importanti elementi di riflessione per il settore, il forte processo di turnaround attivato in risposta alla crisi sembra finalmente iniziare a dispiegare i suoi effetti.

Gli interventi strutturali avviati dai gruppi bancari in questo percorso di turnaround riguardano tre principali elementi: la qualità del credito, con un NPL Ratio che oggi si attesta su valori inferiori rispetto a dieci anni fa; il rinnovamento delle strutture, tramite interventi di ottimizzazione dei modelli distributivi e di efficientamento della propria rete e dei processi operativi; i programmi di rafforzamento patrimoniale, che hanno permesso al settore di raggiungere livelli di Capital Ratio al di sopra delle richieste del regulator.

In questo scenario, caratterizzato dal miglioramento dei profili strutturali di redditività del settore, le banche dovranno affrontare gli impatti derivanti dal COVID-19, che si rifletteranno sui bilanci delle banche già a partire dal 2020.

Qualità del credito

Per il quarto anno consecutivo, la dinamica dei crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e scaduti) degli istituti bancari italiani registra un deciso miglioramento e lo stock di crediti deteriorati nell’ultimo anno si è riportato su livelli inferiori a quelli del 2009.

Il sistema bancario italiano presenta oggi indicatori di qualità del credito migliori rispetto a dieci anni fa, sia in termini di incidenza dei crediti deteriorati, sia per quanto concerne il costo del credito, sia in termini di livelli di copertura dei non performing loan (NPL).

Il miglioramento della qualità del credito osservato negli ultimi esercizi è conseguenza di tre fattori principali: il lieve miglioramento dello scenario macroeconomico ed il rafforzamento dei modelli di concessione e di monitoraggio delle banche italiane, le importanti operazioni straordinarie di cessione di NPL che hanno ridotto in misura consistente lo stock di crediti deteriorati e il miglioramento del tasso di recupero (recovery rate), a dimostrazione degli ingenti sforzi attuati negli anni recenti dalle banche per rafforzare i propri modelli e processi di gestione del credito deteriorato.

L’efficienza del banking passa da filiali e dipendenti

Proseguono i piani di razionalizzazione della rete di filiali e di riduzione del numero di dipendenti dei gruppi bancari italiani, con un conseguente miglioramento dei profili di efficienza delle banche, che iniziano a beneficiare del forte percorso di turnaround strutturale intrapreso dal settore. Nel 2019 gli interventi volti alla razionalizzazione degli assetti distributivi e all’ottimizzazione delle strutture e degli organici, che avevano comportato un incremento dei costi nel biennio 2015-2016, si sono riflessi in una riduzione dei costi operativi e nel moderato miglioramento del Cost/Income Ratio.

Gli effetti delle politiche di ottimizzazione delle strutture sul conto economico dei gruppi bancari del campione stanno iniziando a riflettersi sui risultati degli istituti, anche se i benefici maggiori si osserveranno in modo più consistente nel medio periodo.

Patrimonializzazione

Sotto il profilo patrimoniale, gli indicatori CET1 Ratio e Total Capital Ratio registrano nel 2019 un notevole incremento rispetto all’anno precedente e si attestano ormai stabilmente su livelli ampiamente al di sopra dei requisiti minimi di vigilanza richiesti dal regolatore.

Segnali positivi arrivano anche dall’andamento del Texas Ratio, indicatore che mostra la capacità di coprire con fondi propri le perdite derivanti dal deterioramento dei crediti, che prosegue il trend di miglioramento avviato nel 2015.

 

Sono queste le principali evidenze dell’analisi di bilancio condotta su un campione di 15 gruppi bancari italiani, che rappresentano circa il 65% del sistema bancario italiano in termini di totale attivo consolidato.