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Brexit: Regno Unito fuori dall'UE

Brexit: Regno Unito fuori dall'UE

Nuove barriere doganali per le imprese

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Brexit

Dal 31 gennaio 2020, il Regno Unito è fuori dall’UE. Si tratta certamente di un evento triste per tutti gli europeisti e, in ogni caso, per tutti i cittadini europei. L’obiettivo di progressiva integrazione che aveva animato tutto il percorso unionale sin dal Trattato di Roma del 1957, con lo scopo di condividere un unico territorio nel quale godere delle quattro libertà di circolazione - per le persone, i servizi, le merci e i capitali -, non riguarderà più le relazioni tra UE e UK.

Il 29 gennaio 2020 il Parlamento Europeo ha ratificato il testo dell’accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione Europea.

In termini operativi, si profila un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020 (che potrà essere prorogato di comune accordo una sola volta, entro il 1º luglio 2020) per consentire alle parti di raggiungere un’intesa non solo commerciale che soddisfi le rispettive esigenze e cautele rispetto al new beginning auspicato dal premier Boris Johnson e che, almeno nei propositi, sembra condiviso da tutti i negoziatori. Fino a quella data, ancora senza dazi né controlli alla frontiera, resteranno vigenti le quattro libertà così come l’applicazione di tutte le discipline unionali, anche con riguardo ad IVA ed accise.

Durante il periodo transitorio il diritto dell’UE continuerà ad applicarsi integralmente al Regno Unito, che però non sarà più rappresentato nelle istituzioni ed organi dell’UE, né potrà partecipare al processo decisionale europeo pur partecipando all’unione doganale e al mercato unico.

Inoltre, il Regno Unito sarà tenuto a rispettare la politica commerciale dell’UE, pur potendo allo stesso tempo negoziare accordi commerciali con Paesi terzi (i quali potranno entrare in vigore prima della conclusione del periodo transitorio solo previa autorizzazione della stessa UE).

Su questo ultimo e delicato aspetto, il governo britannico ha fatto sapere che intende preservare le relazioni con i partner di tutto il mondo. Tra le altre, più in particolare, il governo UK si impegna a preservare le relazioni già regolate da accordi precedenti.

Durante il periodo di transizione, è stato convenuto tra le parti che il Regno Unito sarà trattato come uno Stato membro ai fini degli accordi internazionali dell’UE con Paesi terzi (compresi gli accordi di libero scambio). A seguito della firma dell’accordo di recesso (ratificato il 30 gennaio anche dal Consiglio Europeo), l’UE sta notificando tale intesa anche ai Paesi terzi. Tale notifica ha un impatto immediato per le prospettive delle imprese italiane che abbiano relazioni commerciali con il Regno Unito. Avranno, infatti, ancora la possibilità di operare in continuità rispetto alle attestazioni preferenziali che coinvolgano merci e componenti UK in prodotti finiti realizzati nella UE.

Durante il periodo di transizione, naturalmente, il Regno Unito sarà anche in grado di negoziare, firmare e ratificare nuovi accordi internazionali in settori di competenza dell’UE che entreranno e si applicheranno dal gennaio 2021.

Il governo britannico, peraltro, ha già sottoscritto ben 20 accordi internazionali con Paesi extra-UE, al fine di assicurarsi la prosecuzione dell’efficacia degli accordi di libero scambio conclusi dall’Unione Europea. Tali accordi acquisiranno efficacia automatica allo spirare del periodo transitorio, salvo diverse intese. In particolare, sono stati già sottoscritti accordi di mutuo riconoscimento con Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, mentre è attualmente in corso la trattativa con il Giappone.

Le cautele da adottare e le indicazioni della Commissione UE

La più grande discontinuità - nelle more della definizione di quale potrà essere il livello delle potenziali tariffe applicabili negli scambi reciproci - sarà rappresentata dalla necessità di adempiere le formalità doganali. Del resto, seppure nelle dichiarazioni di esponenti del governo britannico si esprima la volontà di giungere ad un accordo commerciale migliore di quelli già esistenti, non sembra facile disegnare un accordo che vada oltre quelli già in vigore con Paesi amici quali la Norvegia e la Svizzera. La presa di posizione molto decisa renderà sicuramente difficoltoso il raggiungimento di un nuovo equilibrio commerciale tra le parti, ed il raggiungimento di una nuova intesa potrebbe richiedere ben più mesi residui del 2020.

A prescindere dalla natura che connoterà la nuova partnership con il Regno Unito, gli operatori economici stabiliti nel territorio doganale dell’UE che intendono importare o esportare merci dal Regno Unito dovranno - in ogni caso - essere in possesso di un codice identificativo denominato EORI. Inoltre, le imprese dovranno adeguatamente valutare le proprie capacità tecniche e umane per adempiere alle nuove procedure a alla normativa doganale, nonché avere cura di munirsi di tutte le autorizzazioni e registrazioni doganali necessarie all’attività commerciale e, nel caso, interpellare le autorità doganali locali.

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