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La flessibilità non è più solo una moda

La flessibilità non è più solo una moda

Più di due terzi dei CEO affermano che la flessibilità è il nuovo imperativo del business

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Michele Parisatto

Partner, KPMG Italy - Head of Advisory

KPMG in Italy

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La flessibilità non è più solo una moda

Un business model flessibile per le sfide del futuro

Spesso i CEO parlano con invidia della rapidità di movimento e della capacità di adattamento delle start up. Le grandi organizzazioni invece sono appesantite dalle burocrazie aziendali e fanno fatica a cambiare, anche quando è necessario.

Oggi però nessuno si può permettere il lusso di rimanere fermo. Con il digitale la flessibilità non è più solamente una parola che va di moda nei consigli di amministrazione. È diventato il nuovo 'mantra' per rimanere competitivi sui mercati.

Di solito ci si riferisce alla flessibilità in una chiave negativa. Ad esempio quando le organizzazioni non sono capaci di metterla in atto. Ci sono molte imprese che un tempo dominavano il mercato mentre ora sono scomparse o giocano un ruolo marginale. Senza flessibilità infatti oggi si possono distruggere anche marchi storici.

Nella Global CEO Outlook 2019 emerge come gli amministratori delegati riconoscano la flessibilità come un valore centrale per il business contemporaneo. E sanno che, se falliscono nel perseguirla, la loro azienda corre gravemente il rischio di diventare irrilevante.

È una dura consapevolezza per ogni CEO.

Il concetto di flessibilità sta modificando il modo di pensare all’interno delle imprese. Mentre in passato era importante agire per proteggere il proprio core business e si affrontavano le difficoltà cercando di limitare le azioni che potevano compromettere gli equilibri strategici di un business model, oggi occorre cavalcare le discontinuità per rimanere sul mercato.  

I cambiamenti ambientali, sociali, economici, geopolitici e tecnologici che sono emersi negli ultimi anni non sono destinati a scomparire in breve tempo. Ogni giorno appaiono nuovi competitor, i bisogni dei clienti si modificano veloci come mai prima di oggi, la tecnologia evolve sempre più rapidamente, i lavoratori hanno bisogno di nuove capacità e le opportunità possono nascere ovunque. Per un amministratore delegato, gestire l’azienda sapendo innovare se stessi, il proprio business e il mercato è fondamentale per sopravvivere e prosperare.

In questo scenario, i CEO hanno sempre meno tempo per avere un impatto significativo. La CEO Survey 2019 mette in evidenza come i leader si aspettino di essere in carica per un mandato che al massimo può durare cinque anni, un periodo assai più breve rispetto al passato.

Uno degli aspetti più critici è la consapevolezza di dover cambiare. Si tratta di un processo definito dagli esperti di 'meta cognizione' che si riscontra molto raramente e che permette agli individui e alle organizzazioni di capire i propri limiti. Solo in poche occasioni i CEO e i loro team capiscono che ciò che funzionava ieri potrebbe non funzionare più domani. Per questo servono anche 'antenne' all’esterno dell’azienda che siano in grado di interpretare i segnali deboli e di catalizzare processi di cambiamento. Possono essere consulenti, partner, consiglieri indipendenti, banche. Mai come oggi è importante sapersi circondare di un pool di intelligenze collettive in grado di supportare il top management nell’ambito di complessi processi di cambiamento.

È un momento storico straordinario per i CEO. C’è ancora margine di crescita e per molti il successo è a portata di mano. Ma bisogna saper riscrivere le regole del gioco per rispondere alla complessità di uno scenario in continua evoluzione.

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