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L’M&A acceleratore dei processi di crescita per le aziende lombarde di eccellenza

L’M&A acceleratore dei processi di crescita

La Lombardia è la 'locomotiva' dell’economia italiana.

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Maximilian Peter Fiani

Partner, KPMG Advisory

KPMG in Italy

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M&A aziende lombarde

La Lombardia è la prima regione italiana per attività M&A

La Lombardia è la 'locomotiva' dell’economia italiana. Questo dato trova conferma anche guardando al mercato M&A. Infatti, negli ultimi 5 anni circa il 47% delle operazioni di fusione e acquisizione realizzate in Italia, sia per controvalore, sia in termini di volumi, ha coinvolto imprese lombarde nella doppia veste di acquisitori o di target. In particolare nel periodo considerato, in Lombardia si sono registrate circa 1850 operazioni per circa 144 miliardi di Euro di controvalore. 

La frammentazione del tessuto imprenditoriale lombardo

Se questo dato è l’indicatore del dinamismo e dei processi di consolidamento in atto nell’economia lombarda, allargando lo sguardo si capisce che il tema della dimensione e della frammentazione rimane un aspetto critico anche per il 'modello Lombardo'.

In Lombardia, ci sono infatti circa 135 mila imprese industriali e di servizi con ricavi tra 1 milione e 50 milioni di Euro. Solo 3 mila aziende hanno ricavi superiori ai 50 milioni di Euro. Salendo nella 'piramide'” dei ricavi solo 151 aziende lombarde hanno ricavi superiori al miliardo di Euro e appena 14 hanno un fatturato sopra i 5 miliardi di Euro. Si tratta di numeri che hanno un peso significativo rispetto al dato nazionale. Nell’intera penisola infatti, le aziende sopra il miliardo di Euro di ricavi sono appena 389 di cui solo 41 sopra i 5 miliardi di Euro. Da una prima analisi dei dati tuttavia emerge chiaramente il livello di frammentazione esistente in Lombardia.

Molte aziende, soprattutto quelle comprese nella soglia critica di ricavi tra i 50 e i 500 milioni di Euro, si trovano ad un bivio: rilanciare e scommettere sulla crescita e l’internazionalizzazione oppure passare la mano e vendere. I multipli che girano nell’attuale fase di mercato (che si aggirano anche intorno a 10 volte l’Ebitda) spesso sono molto invitanti ed un numero crescente di imprenditori decide di intraprendere questa seconda opzione.  

La Lombardia una delle regioni preferite per l'M&A dall'estero

Emerge l’altro dato statisticamente rilevante, quello relativo alle imprese lombarde come asset pregiati nel mercato dei capitali globale. Le aziende lombarde sono ormai presenti in modo stabile nel radar degli investitori internazionali, sia che si tratti di aziende industriali, sia di Private Equity

Il trend degli ultimi 5 anni evidenzia questo aspetto: gli esteri hanno acquisito il controllo di ben 480 aziende lombarde per un controvalore di 67,6 miliardi di Euro. Un numero davvero rilevante che offre parecchi spunti di riflessione. Tra le aziende passate sotto il controllo estero ci sono alcuni brand storici dell’economia lombarda e nazionale. Basti pensare a nomi come Pirelli passata in mano cinese nel 2015 per 7,3 miliardi di Euro; Italcementi della famiglia Pesenti, acquisita dai tedeschi di Heidelberg per 3,7 miliardi di Euro; il recente passaggio di Recordati al Private Equity inglese CVC, piuttosto che il passaggio sempre nel Pharma di Rottapharm della famiglia Rovatti, agli svedesi di Meda per 2,27 miliardi di Euro. Nel 2019 un’altra cessione importante ha coinvolto lo storico marchio del 'bianco' Candy, di proprietà della famiglia Fumagalli, passato ai cinesi di Haier per 470 milioni di Euro.

Quando si parla di investitori esteri servirebbe un supplemento di analisi. Ci sono casi virtuosi in cui l’ingresso di capitali determina un rafforzamento della capacità competitiva delle imprese, in particolare sui mercati internazionali. Questo vale soprattutto in alcuni settori, come nel caso del lusso, quando i nostri marchi entrano a far parte di 'piattaforme globali' di distribuzione (è il caso recente di Gianni Versace passato agli americani di M. Kors per 1,4 miliardi di Euro). Certo con l’ingresso degli esteri, i processi decisionali tendono ad essere trasferiti nei 'Centri Direzionali' delle imprese fuori dall’Italia. Questo determina un indebolimento anche a livello di indotto soprattutto nel terziario e nei servizi.

Private Equity sempre più protagonisti

Diverso il caso dei Fondi di Private Equity: il loro intervento si configura sempre di più come l’ingresso di capitali per la crescita. Un capitale che sempre più spesso si mette a disposizione dell’imprenditore per creare strategie di internazionalizzazione e di creazione di valore. In questa prospettiva ci guadagnano tutti. Le famiglie che spesso rimangono in maggioranza e che trovano un compagno di viaggio che li supporta nel percorso di crescita e spesso li accompagna nella quotazione in Borsa. L’azienda che intraprende un percorso di modernizzazione in termini di governance, trovando un’alternativa al credito bancario e i Fondi che ottengono ritorni d’investimento significativi. Ci sembra sotto questo profilo che i tempi delle 'locuste' siano superati.

Un possibile modello di riferimento per la crescita

Volendo semplificare e ragionare in termini di modelli di riferimento ci sembra che apertura del capitale di rischio, evoluzione dei modelli di governance, quotazione in Borsa ed M&A, rappresentino un percorso ineludibile per competere sul mercato dei capitali e per guadagnare una dimensione d’impresa ottimale per affermarsi sui mercati globali.

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